venerdė 30 luglio 2010  
 
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Scritto da Virginia Splendore   

Welcome to the 100th NAMM!

Quando qualcuno, qui in Italia, pensa ad una fiera di strumenti musicali, pensa al SIM di tanti anni fa, che ora credo non facciano più, oppure alla fiera di Rimini (DISMA).

Grandi esposizioni.

Quando un americano pensa ad una fiera di strumenti musicali pensa al NAMM: enorme grande quanto 16 campi da football con 1263 espositori, impossibile da vedere in una sola giornata.

Il NAMM è l'unica associazione che rappresenta il business mondiale dei rivenditori, costruttori, editori, distributori di prodotti musicali. Unico difetto: è un trade show per soli addetti ai lavori, non aperto al pubblico.

Il 100mo NAMM invernale si è svolto dal 18 al 21 gennaio 2001 al Convention Center di Anaheim a Los Angeles.


Oltre all'esposizione vera e propria degli stand, il NAMM è costituito da varie sessioni di sviluppo professionale, da vari workshop, e da vari concerti sia all'interno che al di fuori del Convention Center.

Gli stand si estendono su 5 sale di dimensioni enormi e di altre due sale sui piani superiori e vanno da un piccolo tavolo con qualche poster come sfondo come quello di Rotosound, ad una piccola esposizione come quella di Clevinger e Warwick ad una spaziosa, semplice ed elegante come quella di Rickenbacker ad una vera e propria scenografia con tanto di personaggi, macchine, strumenti, e palco come quello di MusicMan o di Peavy a quelle più commerciali come quella di Carvin, a quelle più intime come quella di Fodera.


Personalmente, sono stata al NAMM per la Stick Ent., la casa madre dello Stick, e sebbene abbia avuto modo di visitare tutta l'esposizione, parlerò soprattutto dello stand della Stick Ent.

Appena arrivata allo stand, ho incontrato Emmett Chapman, l'inventore e costruttore dello Stick, che stava approntando le ultime cose e mi ha subito dato l'ultima novità da provare: uno Stick in grafite, con trus rod regolabile, con il manico più lungo (25 fret invece di 24), un fret in più e le corde basse che invece che partire dal Do1 (a vuoto) partono dal Si 1, i nuovi fret triangolari, i Rail Frets, che rendono l'attacco della nota più preciso e potente, il ponte regolabile anche all'inizio del manico.

Accordato Matched Reciprocal, con corde high gauge (la scalatura più grossa), come tutti gli Stick personali di Emmett Chapman e talmente nuovo che ancora non aveva numero di serie.

Io non amo molto la grafite, come non amavo il policarbonato, li trovo materiali freddi e pesanti, ma devo dire che con la scalatura grossa delle corde, con il pick up attivo, e una nota bassa in più a disposizione, quello Stick è davvero un portento di aggresività e potenza.

I frets triangolari con un set up adeguato, rendono ancora più agile la tastiera. Nonostante non fosse la mia accordatura, le mie mani volavano letteralmente.

Provare questo Stick, così diverso dal mio, mi ha dato la percezione più chiara, di quanto possa "calzare" perfettamente nonostante le differenze, se settato ed "equipaggiato" nel modo più appropriato per quel determinato modello.

L'amplificazione utilizzata allo stand era semplicissima e molto efficace: un mixer di linea con EQ parametrico, un amplificatore di Emmett di circa 20 anni, ma efficacissimo, e due PA speaker.

C'era anche un crossover ELF che divideva il segnale mandando i bassi ad un subwoofer e gli alti a due casse Big End. Niente effetti.

Il suono era incredibilmente pulito e potente, dopo poco dagli stand vicino ci hanno chiesto se era possibile abbassare il volume...

Per provare i vari Stick esposti, erano approntati dei piccoli mixer da tavolo Beringer con due canali preamplificati che venivano usati per i due canali dello Stick. Un paio di cuffie erano a disposizione di ogni mixer per potersi ascoltare.

Per uno dei set di prova era utilizzato anche un nuovo preamp della Rane: il primo preamp del mondo costruito apposta per lo Stick. Uno dei preamp Rane AP - 13 per chitarra acustica customizzato per lo Stick. E questa è una grossa novità, fino ad ora nessuno aveva mai costruito un preamp specifico per lo Stick.

Dei diversi Stick in esposizione, uno in particolare mi ha colpito subito: un Indian Rosewood Baritone Melody laccato. Ha attirato la mia attenzione perché mi ricordavo che la prima volta che avevo visto uno Stick laccato, solo sulla tastiera però (customizzato dal proprietario), non mi era piaciuto affatto, mentre questo lo trovavo esteticamente splendido: aveva un nodo del legno di un colore leggermente più chiaro, che risaltava in modo particolare con la laccatura.

Dovevo assolutamente provare la tastiera! Ma preferivo provarne uno laccato ma accordato standard, come è la mia accordatura abituale, per essere sicura di suonare nel modo a me più consono.

Ce n'era anche un altro laccato che esteticamente mi piaceva meno, in Tarara, ed era accordato Standard: potevo finalmente provare come scorreva la tastiera rispetto a quelli non laccati.

Quindi l'ho subito imbracciato: effettivamente la tastiera non scorre male, ma il manico, dove poggia il pollice, risulta un po' frenante, ho subito chiesto a Emmett se si poteva farne uno laccato solo sulla tastiera, ma mi ha risposto che vengono immersi completamente, e quindi non è possibile.

Del borotalco sulle mani? Ne ho ordinato uno.

Ho avuto modo di provare anche l'NS/Stick, e anche questo strumento mi ha stupita, perché non avrei mai immaginato che potesse piacermi.

Costruito da Emmett con la collaborazione di Ned Steinberger è accordato come un basso ma a otto corde, ha una tastiera molto veloce, e la prima cosa che salta all'occhio è che avendo l'action molto bassa, le corde sembrano troppo morbide per essere suonate a pizzico, come un normale basso elettrico, e invece dopo un po' ci si fa l'abitudine e quella sensazione sparisce.

Al primo capotasto ha una barretta mobile con un velcro sopra, che si sposta a seconda se si sta suonando a tapping o a pizzico.

Mi ci sono cimentata un po' con l'aiuto di Don Schiff, ex bassista che ha collaborato con artisti vari, da Elvis Presley, a Tina Turner, a Pat Benatar, e che oltre lo Stick possiede e suona anche un NS/Stick.

Altra novità riguardo allo Stick è il ponte al primo capotasto, ora finalmente fare il set up dello strumento sarà più semplice e veloce!

In versione prototipo, infine, un nuovo pick up, attivo con regolazione dei toni ancora più mirata, separata per i bassi e per gli alti e con 4 gruppi di magneti splittati a due a due al ponte e al manico.

Vari Stickisti americani si sono avvicendati sulla pedana approntata per le dimostrazioni, e Steve Adelson e Bob Culbertson, hanno portato due curiosità: Steve Adelson ha portato il suo Stick customizzato...

Quando lo ha fatto vedere a Tony Levin, Tony ha fatto un balzo indietro dicendo "che morde?"

Bob Culbertson ha portato il suo Acoustick: un Grand Stick con tanto di cassa acustica da chitarra classica e con pick up interno.

Suonato acustico si sente ma solo se la stanza non è molto grande e se c'è molto silenzio, amplificato suona come uno strumento acustico medievale, adattissimo per il tipo di musica che suona Bob Culbertson (Greensleeves e simili), ma soprattutto praticissimo per provare ed esercitarsi senza bisogno dell'amplificazione.

Dallo stand della Stick Ent. Sono passati Tony Levin, che si è fermato a chiacchierare, …e Joe Zawinul, che non avrei mai detto così affascinato dallo Stick, è venuto apposta per vedere il nuovo Stick in grafite di Emmett.

   
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