Spesso capita di sentir dire che lo Stick e' uno strumento facile da "rifare", visto che "tanto è un pezzo di legno con le corde"... be' non e' esattamente cosi', e in questo articoletto Andrea Marcucci, stickista toscano ci racconta la sua esperienza del fai da te.
<< Il mio tentativo di creare uno strumento per il touch-style, non è stato di certo un successo: il risultato è stato un chitarrone a 12 corde che, ormai da tempo, giace senza prospettive su di un tavolo, come un Frankenstein mal riuscito. Sebbene il liutaio sia stato davvero molto bravo, lo strumento non potrà mai suonare come uno Stick e, di certo, è ben lontano dalla sua sonorità! La mia è stata una scommessa che devo ammettere di aver perso: inevitabilmente mi sono dovuto ricredere pienamente sul progetto di Chapman che, anche le mie mani lo ammettono, è di sicuro la vera ed unica "intuizione" per suonare touch-style! La comodità delle quinte invertite per la mano sinistra è quanto di più comodo si possa pensare per accompagnare qualsiasi melodia (suonando io anche la fisarmonica, in pratica, è quasi come pigiare i "bottoni"), ma, come intervalli tra le corde, è anche motivo di enorme ispirazione per arrangiare in modo sempre originale; la mano destra può "volare", grazie all'accordatura per quarte, senza doversi mai preoccupare di non ritrovare le giuste proporzioni, tra le posizioni delle scale e degli accordi; inoltre, le due mani sono in costante dialogo: le posizioni si "aiutano" sempre (non ci si sente mai soli!). Se poi vogliamo parlare del suono, a mio parere, non c'è partita, contro lo Stick: il suo suono è solo "suo"! Mi vorrei ambiziosamente paragonare al "figliol prodigo", nella questione e, sinceramente, tornare a suonare quotidianamente il mio Stick, mi ripaga tanto come un perfetto "ritorno a casa"! Consiglio a tutti gli aspiranti touch-style players, di farsi, come prima cosa, un bel giro su di uno Stick e, nel caso volessero imparare bene, a non farsi illudere da altre tentazioni: a me è valso solo a perdere tempo!>>